Veneto Tech: un polo creativo e promettente

Maria Teresa Cometto —  Marzo 15, 2013 — Leave a comment

VENEZIA – Interessantissima tappa in Veneto. Prima di andare alla conferenza a Ca’Foscari, abbiamo visitato la vicina H-Farm di Riccardo Donadon: fantastica! 300 giovani che lavorano nelle startup con uno stile – passione, energia, impegno – identici a quelli delle startup americane. Ma invece di essere chiusi in uno dei palazzi nei canyon di Manhattan che abbiamo raccontato nel nostro libro, sono in questi rustici di campagna ristrutturati da Riccardo e trasformati in “fattoria”-incubatore/acceleratore.

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Un grande lavoro, che fa capire come anche qui in Italia si possano fare iniziative innovative e di successo (giá sette startup sono state vendute da quando H-farm é partita). Ma quello che manca, ci ha spiegato Riccardo, é un ambiente – regole, burocrazia, ecc. – che non ostacoli l’imprenditorialitá.

Ca’Foscari é un altro caso di innovazione di successo. Grazie alla nuova gestione del rettore Carlo Carraro l’universitá si sta trasformando: da due anni ha un bilancio aziendale in attivo; le nomine dei professori non sono piú fatte dai baroni; e c’é grande attenzione sui temi del futuro, come appunto le startup. Sta nascendo anche un master in collaborazione fra Ca’Foscari e H -Farm.

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La discussione é stata aperta da Donadon, che ha sottolineato come i giovani la pensino dappertutto allo stesso modo, ma cambia il contorno. “Da noi un sindaco non puó dare una svolta alla sua cittá come ha fatto Bloomberg a New York – ha detto Donadon -. Fra l’Italia e l’America di diverso c’é la velocitá del cambiamento. Ma la Germania fa vedere che si puó fare diversamente”.

Fabio Sattin, presidente e fondatore di Private equity partners, a proposito della difficoltá di trovare capitale di rischio per finanziare nuove imprese in Italia, ha detto che dev’essere chiaro – come lo é in America – che l’obiettivo é far soldi. “Gli imprenditori veneti sono tutti potenziali angel investor – ha detto Sattin -. Un importante ruolo lo puó e deve svolgere l’universitá, sul modello del Mit, di Stanford e ora della Cornell NY Tech a New York. E Ca’Foscari con il suo Innovation board ci sta lavorando”.

Il professor Guido Mantovani, che a Ca’Foscari si occupa fra l’altro di finanza per lo sviluppo e quindi di startup, é rimasto molto colpito dalla filosofia “give back to fix the world” che anima molti protagonisti della comunitá tecnologica newyorkese, come abbiamo raccontato nel libro. “Quello dovrebbe essere lo spirito dell’investitore, ma in Italia non c’é – ha detto Mantovani -. Da noi le nuove imprese trovano soldi ancora attraverso le vecchie fidejussioni su crediti bancari. Mentre il capitale di rischio é penalizzato fiscalmente”.

Stefania Brogin, presidente del Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio di Padova, é rimasta colpita invece dal fatto che sia nato un incubatore solo per imprenditrici donne a New York: “Mi sembra la conferma dell’esistenza ancora di stereotipi culturali. Un gruppo misto donne-uomini dá risultati migliori. La soluzione é iniziare l’educazione tecnologica prima possibile, giá dalle elementari. Il nostro comitato fa incontri nelle scuole per presentare il modello dell’imprenditore ai ragazzi e in particolare bisognerebbe parlare di piú alle ragazze di modelli di donne imprenditrici di successo a cui ispirarsi, come era stata Marisa Bellisario”.

Altra nota positiva su H-Farm: il 40% di chi ci lavora sono ragazze, anche programmatrici di software.

Maria Teresa Cometto

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