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Cornell Tech campus on Roosevelt Island

The Campus of Cornell Tech is almost ready to open!

Giovedì scorso New Lab – il nuovo spazio per startup a Brooklyn – ha annunciato che 14 delle sue società partecipano a una iniziativa della New York City Economic Development Corporation per generare tecnologia che risolva sfide urbanistiche, dalla congestione del traffico alla coltivazione di cibo “locale”.

Il New York Times parla di un “rinascimento dell’hardware” a Brooklyn. Dentro il New Lab c’e’ anche la startup Zago co-fondata dall’italiano Manuel Toscano, di cui ho parlato su StartupItalia! due anni fa. Ecco la storia:

Se la vostra startup è nel settore della nuova manifattura leggera e usa macchine come le stampanti 3D, e se nel vostro orizzonte c’è il mercato americano, “il posto dove essere” è il Navy Yard a Brooklyn, New York. Era il cantiere navale della marina militare americana, creato nel 1801 dal presidente John Adams. Durante la seconda guerra mondiale ci lavoravano 70 mila newyorkesi a costruire e riparare migliaia di navi. Poi la decadenza e la chiusura nel 1966, con il tentativo di rilanciarlo come parco industriale. La rinascita vera decolla nel 2001 sotto la gestione della Brooklyn Navy Yard Development Corporation (BNYDC), l’agenzia della Città di New York che ha deciso di diversificare le attività puntando in particolare sulle nuove tecnologie e sulla manifattura “verde”.

Navy New Lab New York

La nuova vita del Navy Yard

Oggi il Navy Yard ospita circa 300 imprese con 6 mila dipendenti. Ci sono gli studios cinematografici Steiner, dove si girano le scene di alcuni dei programmi tv di maggior successo negli Usa come “The Good Wife”. E aziende futuristiche come FCRC Modular, che fabbrica grattacieli come fossero casette di Lego. Uno dei capannoni più storici si sta trasformando in un grande spazio per startup: il New Lab. Mi ha portato a visitarlo Manuel Toscano, designer e consulente italiano che da quando aveva 15 anni vive negli Stati uniti: una delle sue creazioni, lo Spuni è nata nello spazio Beta del New Lab.

“Spuni è nato quasi per scherzo, un sabato mattina, chiacchierando con il mio amico Marcel Botha, un designer industriale laureato al MIT e specializzato nel settore medico”, racconta Manuel, che 18 anni fa ha ottenuto il master in Fotografia alla School of visual arts di New York. “Io ero alle prese con lo svezzamento di mio figlio. Marcel e io abbiamo disegnato un cucchiaino ‘miracoloso’: non fa sbrodolare o sputare i bimbi, perché è curvato in modo da toccare la parte superiore della bocca che, stimolata in questo modo, si chiude e succhia il cibo come il latte dal capezzolo”.
Navy New Lab New York

I progetti dei makers newyorkesi

Manuel e Marcel si sono finanziati con una campagna su Indiegogo raccogliendo 40 mila dollari per iniziare la produzione, che per ora è fatta in Germania. Spuni è già disponibile online e in molti negozi, anche in Italia. “Ne vendiamo 3 mila per settimana, ma puntiamo a 1 milione l’anno per arrivare al breakeven – continua Manuel -. Intanto stiamo mettendo a punto altri tre prodotti, sempre per bambini, questa volta per somministrare medicine omeopatiche in modo alternativo e friendly”.

Nello spazio beta del New Lab lavorano già molte startup e anche imprese più avanzate. I due fondatori sono David Belt, imprenditore immobiliare con la sua società Macro Sea (fra i suoi progetti realizzati c’è un grande co-working space a Filadelfia) e Scott Cohen, artista, fotografo, cineasta e imprenditore.
“Due anni fa David e io siamo stati invitati dalla BNYDC a visitare questa struttura e a immaginare come rivitalizzarla – mi spiega Scotto, mentre mi fa vedere il grande capannone dove fervono i lavori per trasformarlo nel New Lab -. Abbiamo pensato alla sua storia: qui hanno costruito navi famose come la USS Connecticut (la capofila della Great White Fleet del presidente Theodore Roosevelt) o la USS Arizona (affondata nel 1941 dai giapponesi). Sapevamo che un sacco di gente a New York lavora nel settore tecnologico e in particolare nella manifattura avanzata, ma mancano spazi e strumenti adatti. Così abbiamo progettato un centro per incubare e incoraggiare la rinascita di una nuova manifattura nel Navy Yard di Brooklyn”.

L’aiuto della città di New York

Ma il progetto originale aveva costi esorbitanti, che Scott e David non potevano sostenere da soli. “Abbiamo allora elaborato un budget responsabile e cercato il sostegno di partner pubblici – continua Scott -: ce l’hanno dato sia la Città sia lo Stato di New York con grants (finanziamenti a fondo perduto) e in più abbiamo goduto di incentivi fiscali federali. Il tutto, insieme agli investimenti privati dei nostri partner, e a quelli della BNYDC, ci ha permesso di realizzare la ristrutturazione”. In ballo ci sono decine di milioni di dollari. I lavori dovrebbero essere finiti entro quest’autunno.

“Più avanti questa primavera o all’inizio dell’estate apriremo la possibilità di far domanda per entrare nel New Lab – annuncia Scott -. Il costo per i residenti con spazio privato sarà circa 35-45 dollari per piede quadrato, il che comprende non solo l’affitto ma anche l’uso delle stampanti 3D e degli altri strumenti per fabbricare prototipi e prodotti, oltre a tutti i servizi del Lab. Offriamo anche soluzioni di co-working per chi ha bisogno solo di una scrivania, e formule flessibili”.
Navy New Lab New York
“Abbiamo già dimostrazioni di interesse e richieste da tutto il mondo, anche dall’Italia – continua Scott -. I criteri per la selezione e l’accettazione delle domande li stiamo ancora sviluppando. Avremo delle piccole squadre di consulenti che ci aiuteranno nelle valutazioni. I settori di attività che vogliamo ospitare sono tutti quelli legati alla nuova manifattura leggera, dalla robotica al nanotech, dall’industrial design all’engineering. Di sicuro non accettiamo chi ha solo un’idea: dev’esserci già un prototipo di prodotto innovativo e il finanziamento di angel investors”.

Uno spazio aperto a nuove proposte

Nello spazio Beta ci sono fin d’ora diverse aziende non americane. Molti imprenditori che vi operano sono legati a scuole di ingegneria e design, in particolare al MIT, alla Carnegie Mellon University, al Polytechnic di New York.
Per avere altre informazioni e inoltrare proposte preliminari scrivete qui: http://newlab.com/membership/ .

 

 

New York City is being transformed by universities’ huge investments in projects that put together “applied sciences” and “entrepreneurship”, write The New York Times.

“Private and public universities have been spending a robust $2 billion a year in construction costs, according to the New York Building Congress. The Cornell and N.Y.U. initiatives alone could generate $33 billion in activity over the next three decades, according to the city’s Economic Development Corporation.

The Renzo Piano-designed Lenfest Center for the Arts, center, and Jerome L. Greene Science Center, right.

Columbia’s 17-acre, $6.3 billion Manhattanville campus is scheduled to open in May: the two initial anchors are the Jerome L. Greene Science Center and the Lenfest Center for the Arts.

Opening this summer is Cornell’s 12-acre, $2 billion technology campus on Roosevelt Island, established in a partnership with Technion-Israel Institute of Technology. Companies and start-ups will work alongside Cornell researchers, who are now temporarily working out of the Google building, in Chelsea.

The third major project — to be unveiled in the fall — is N.Y.U.’s $350 million plan, part of an ambitious push into Brooklyn and beyond: it’s an innovation hub for engineering, applied science, urban science, digital technology, and digital media arts.

 

 

Congratulations to Brian Frumberg – founder of VentureOut – for his new initiatives: VentureOut Launch, a new long-form incubator program; and the partnership with SparkLabs, the global club for innovators.

So the offices of VentureOut have moved to Spark Labs, 25 W 39th St., 14th Floor: “We will be cohosting many of their awesome event series focused on international tech and investing – says Brian -. We have also a new partnership with Invitalia for all of our future Italian programs. We also are looking to launch a 2-month accelerator for Invitalia startups. And, I’m speaking with Eataly about running a corporate innovation program with them. Lots of Italy happening all around VentureOut!”.

Next Italian program, hosted by Why Italy matters to the World (Italian business & Investment Initiative), will be a “One-week hyper accelerator for Italian Startups” from May 21st to May 26th. You can apply here.

Finally: VentureOut is hiring a new program manager (see description and apply here).

“It was the Sputnik moment in the 1950s and ‘60s that triggered a lot of US government’s investments in science and technology. Unfortunately after the Cold War the public commitment to fund basic research has been continuously decreasing”. Andrew (Andrea) Viterbi said so at the presentation of his memoir “Reflections of an Educator, Researcher and Entrepreneur”, published by Centro Primo Levi.

We talked about his long career as a scientist, businessman, investor, and philanthropist; and about his triple identity as a Jew, an Italian and an American.

Viterbi was born in Bergamo in 1935, but he and his family left Italy in 1939 after the racial laws against Jews. He grew up in Boston, studied Electrical engineering at MIT, then Digital communication at the University of Southern California. He is famous for his Viterbi Algorithm (1967) and for being the co-founder of Qualcomm (1985), one of the largest tech companies in the world. Qualcomm’s core technology for mobile phone communications has bettered the lives of billions: it relies on a method Viterbi developed for separating information from background noise. All four international standards for third-generation digital cellular communications use the Viterbi Algorithm, as do most digital satellite communication systems. That’s why Viterbi was awarded the prestigious National Medal of Science by the President of US.

From March 2000 on Viterbi has been “an amateur venture capitalist”, investing in about 40 startups, with “a respectable outcome”, he explains in his memoir. About his experience as a VC he writes: “The ‘club’ of technology venture investors, of which I had become an unofficial member, is motivated first and foremost by making money and far less by the excitement of bringing forth new products and services through scientific and technological prowess”.

Which emerging technology is Viterbi more excited about? He said that the Internet of Things is maybe the most interesting technology today, but it implies a lot of problems about cyber security.

I’m so sad that Cella Irvine died. Together with Alessandro Piol, in 1994 she was one of the founders of the New York New Media Association (NYNMA), which is the NY Tech Meetup’s ancestor, as we wrote in “Tech and the City”.

I remember interviewing her for our book: being one of the very few women active in the NYC tech community, more than 20 years ago, she had very interesting insights into what it means “work-life balance” in this industry. She didn’t believe such a balance is possible, and instead she chose to alternate work and staying at home to raise her children.

I was also struck by her sensible and contrarian look at the enthusiasm for the new booming season of startups. This is what she told us, from “Tech and the City”, chapter 14 – “City of Women”:

<<Irvine wonders whether, behind the increased number of startups created by women, there isn’t just a bad labor market and the difficulty of finding “normal” jobs. “There is a wave of startups right now that are focused on beauty and fashion, typically with an e-commerce angle, and many of them are started by well-dressed, sophisticated, highly educated women,” says Irvine says. “Now, I think it would be interesting to dig into why that is happening, including a view on how much of that stems from managing a poor employment environment, and how much of it really is a change in how comfortable women feel about being entrepreneurs.”>>

My comment was: <<But even if it were so, it would confirm women’s ability to transform a problem into an opportunity.>>

Anyway, I think that her skeptical attitude is needed to cool down the eccessive hype about startups.

Ciao Irvine!

 

Cella Irvine

Cella Irvine

Uno scienziato italiano ha aperto una nuova strada per sconfiggere il cancro e ha fondato una startup per rendere disponibili sul mercato i risultati della sua ricerca. E’ Andrea Califano, il chairman del Dipartimento di Biologia dei sistemi alla Columbia university, e la sua startup e’  DarwinHealth, fondata lo scorso febbraio insieme al ceo, Gideon Bosker.

 

Andrea Califano, the founding director and chair of the Columbia Department of Systems Biology

Andrea Califano, the founding director and chair of the Columbia Department of Systems Biology

“Finora  la medicina di precisione contro il cancro e’ stata  basata sullo studio delle mutazioni genetiche delle cellule tumorali – spiega a CorrierEconomia Califano, dal suo laboratorio alla Columbia -. Sfortunatamente questo approccio si e’ rivelato meno ‘preciso’ di quanto si sperasse: secondo i dati più recenti, solo il 5-11% dei pazienti curati su base genetica risponde in modo ‘clinicamente rilevante’ e molti di questi solo per un periodo di tempo limitato”.
Da 13 anni il metodo di ricerca avviato da Califano alla Columbia usa invece la matematica e la fisica per indagare come funzionano le cellule tumorali. “E’ come studiare gli ingranaggi di un orologio – racconta lo scienziato -. Prendiamo dati molecolari su centinaia di pazienti e li mettiamo nel nostro supercomputer, tra i più grandi al mondo per questo tipo di ricerca, per creare modelli con milioni di interazioni fra le biomolecole. Abbiamo cosi’ scoperto che tutti i tumori, dal linfoma alla leucemia, dal cancro alla prostata a quello al seno, hanno la stessa architettura: le mutazioni attivano sempre lo stesso piccolo gruppo di proteine che chiamiamo ‘regolatori chiave’ e che costituiscono la ‘cabina di regia’ del tumore. Infatti abbiamo dimostrato in decine di pubblicazioni che se si bloccano queste proteine, si ferma il cancro”.
La squadra di ricercatori guidata da Califano sta gia’ mettendo in pratica il nuovo metodo con i pazienti che decidono di partecipare ad un esperimento clinico chiamato “N of 1”: il malato di cancro si sottopone a una biopsia, le cellule vengono analizzate dal supercomputer che individua i regolatori chiave del paziente e i farmaci che li bloccano, sia quelli gia’ approvati dall’autorità americana Fda sia quelli in studi clinici. Poi le cellule tumorali vengono trapiantate nei topi per verificare l’efficacia di queste predizioni.
“I risultati sui primi sei tumori sono molto confortanti – dice Califano -. Nel peggiore dei casi, due medicine su cinque hanno fermato il tumore, nei casi migliori tutte e le sei le medicine selezionate dal computer hanno funzionato. E si trattava di tumori gravissimi, considerati finora incurabili”.
Califano, 55 anni, e’ un pioniere dell’approccio matematico allo studio dei tumori: ci lavora fin da quando nel 1990 era entrato in Ibm, al Centro di ricerca TJ Watson. Ha una laurea in Fisica conseguita all’Università di Firenze e vive negli Stati Uniti dal 1986, quando andò al Mit di Boston per una specializzazione post-laurea.
I brevetti dei sui nuovi metodi ce li ha DarwinHealth, la startup nata e tuttora ospitata nell’incubatore di tecnologia e scienza biomedica della Columbia, che ne possiede il 5% del capitale e parteciperà ai futuri profitti, secondo il modello di trasferimento tecnologico comune alle università statunitensi.
“DarwinHealth lavora su due piani – spiega Califano -: con le case farmaceutiche per scoprire nuovi impieghi delle medicine esistenti e svilupparne di nuove; e con i grandi centri di ricerca medica nel mondo per sviluppare studi clinici basati sulla nostra tecnologia”.
  A pochi mesi dalla nascita, la startup ha gia’ un cash-flow positivo. E’ molto snella, con quattro impiegati, oltre ai due fondatori, e utilizza il Laboratorio di Biologia dei sistemi della Columbia, pagando i suoi servizi. Ma il potenziale di crescita e’ enorme. Basti dire che Roche, leader mondiale nelle cure oncologiche, l’anno scorso ha comprato per 1 miliardo di dollari la maggioranza di Foundation medicine, una società che usa l’approccio più tradizionale, rispetto a quello di DarwinHealth, basato sulle mutazioni genetiche.

(articolo originariamente pubblicato su CorrierEconomia, 31 ottobre 2016)

“It was a very good first quarter for venture capital-backed companies in New York. For companies in California and Massachusetts, not so much – writes CRAIN’S New York Business -. Bucking a national downturn that began late last year, VC spending in New York totaled $2.6 billion, a 76% spike over the previous quarter and a 75% improvement over the same period a year ago. That’s according to the Q1 2016 Venture Pulse Report from CB Insights and KPMG.”

In particular: “New York’s good fortune hinged partly on mega deals for WeWork ($430 million), Oscar Health Insurance ($400 million) and Flatiron Health ($175 million). But even without those deals it would have pulled ahead of previous quarters.”

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NYC tech startups in 2015 received $5.95 billion in venture-capital funding up 62% from 2014. “Startups are increasingly seeing the city as a viable place to put down roots, citing a growing pool of talent and an urban environment attractive to young developers,” the WSJ points out.
Of the 395 venture-capital deals in 2015, 143 were in software, 83 in media and entertainment, and 60 in information-technology services, according to the the last report by PricewaterhouseCoopers LLP and the National Venture Capital Association’s MoneyTree. Among the smaller industry categories, 10 deals were in biotechnology, two in health-care services and one in medical devices and equipment.

Indeed biotech and life sciences are the two industries where NYC potential has not been developed yet. That was one of the most interesting issues emerging from “Hacking NYC: Beyond the Rise of the NYC Startup Ecosystem”, the conversation organized by the Eugene Lang Entrepreneurship Center, Columbia Technology Ventures and Columbia Entrepreneurship, which took place last January 12.
“Biotech and life sciences startups are growing in NYC”, said Orin Herskowitz, VP of Intellectual Property and Tech Transfer for Columbia University and Executive Director of Columbia Technology Ventures, who moderated the conversation and mentioned impressive data about the city’s ecosystem (he also said that “Tech and the City” is his “bible”: thanks!). For example there are now 150 incubators and co-working spaces in the city, and at Columbia there are 400 requests per year for tech transfer.
“NYC has so many big hospitals and medical research centers, but not so many startups in this field. Maybe biotech and life sciences startups will lead the next boom”, observed Steve Blank, recently named Columbia University Senior Fellow for Entrepreneurship, and author of the bestseller “The Startup Owner’s Manual”.
Maria Gotsch, President and Chief Executive Officer of the Partnership Fund for New York City (PFNYC), agreed: “Medical research is the asset most undervalued and underutilized.” That’s why the PFNYC has launched programs that can help seed new industries, such as the New York Digital Health accelerator and the BioAccelerate Prize, as Maria Gotsch explained already in “Tech and the City” (chapter 19, “Beyond Consumer Web, What Other Technologies are Promising in NY?”).
Maria Torres-Springer, the President and CEO of the New York City Economic Development Corporation (NYCEDC), stressed the continuity between the Bloomberg and the de Blasio administration in fostering the tech community in NYC. “The only difference is that the current Mayor wants to give New Yorkers more opportunities to take advantage of this boom”, she told me. Hence his emphasis on tech educations in schools, so that young people can be ready to work in the city’s tech companies.